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FAP ACLI | Soluzioni innovative per anziani fragili

venerdì 6 dicembre 2019 h09:15


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Dalla ricerca Euricse per FAP ACLI emerge l’importanza di agire.

Oliver: più coraggio da parte della politica sulla prevenzione, sul volontariato e sul sostegno ai care-giver.

Affrontando il tema della non autosufficienza il presidente Acli Luca Oliver esorta la politica ad occuparsi delle reali questioni sociali, prefigurando il futuro.

Di quali innovazioni ha bisogno la provincia di Trento per rispondere al meglio ai bisogni degli anziani fragili? Euricse ha risposto a questa domanda nella ricerca qualitativa commissionata dalla Federazione anziani e pensionati ACLI Trentine, presentata questa mattina durante il convegno “Integrazione nei servizi domiciliari agli anziani: quale supporto alla solidarietà delle famiglie”, inserito nel programma dell’8° Festival della Famiglia. Analizzando i più rappresentativi casi studio trentini e nazionali, le ricercatrici hanno sottolineato l’importanza di agire sulla delicata fase che precede la non-autosufficienza, sull’attivazione della cittadinanza e sulle azioni a favore dei care-giver (coloro che si prendono cura degli anziani non autosufficienti).

In apertura del seminario, promosso all’interno del Festival della famiglia, il presidente aclista Luca Oliver, ha affermato che “per affrontare cambiamenti epocali come quello del progressivo invecchiamento della popolazione serve coraggio. Da una politica di mera gestione serve arrivare ad una politica che scelga di concentrare l’attenzione sulle reali necessità del nostro tempo, evitando di sprecare energie ad inseguire problemi e nemici immaginari”.

L’innovazione nei servizi agli anziani fragili presa in esame da Euricse non riguarda solo i supporti tecnologici, bensì soprattutto l’estensione degli interventi in termini di prevenzione e reti tra enti pubblici, privati e cittadini. Lo studio evidenzia in proposito -anche tramite interviste ad hoc- la rilevanza di esperienze come le comunità age-friendly (sentinelle nel quartiere e buon vicinato), le soluzioni sharing (coabitazioni e badante di condominio) e i servizi di prossimità (operatori di quartiere e operatore socio sanitario itinerante).

Inserendosi nel dibattito sul percorso della legge provinciale in materia di servizi agli anziani e alla prossima creazione di “Spazio Argento” – la cui sperimentazione in tre ambiti territoriali è appena partita, anche con il supporto scientifico di Euricse -, la ricerca presentata questa mattina fornisce alcuni spunti per descrivere scenari e sviluppi che il settore del welfare per anziani si troverà ad affrontare. “Nel nuovo modello organizzativo che verrà testato in Val d’Adige, Giudicarie e Primiero- ha spiegato Sara Depedri, responsabile del progetto di ricerca curato assieme ad Ester Gubert– l’innovazione è possibile in primo luogo quando i contesti normativi ed operativi, come i Cataloghi dei servizi o i processi negli affidamenti, sono sufficientemente flessibili a recepire i cambiamenti. È poi fondamentale che gli attori chiave nella realizzazione di questi servizi innovativi, cioè gli enti di Terzo settore e le cooperative sociali, vengano coinvolti anche nella fase di pianificazione”.

Intervenire sull’innovazione dei servizi è una questione urgente; sebbene il welfare provinciale per la terza età sia uno dei più avanzati in Italia, circa 1/3 degli anziani trentini che necessitano di assistenza continuativa si trova solo o in carico alle famiglie. Una situazione sulla quale è necessario intervenire anche alla luce dei trend demografici e alla rarefazione delle reti familiari e informali di supporto, concentrandosi sul sostegno alla domiciliarità. Le famiglie – riporta lo studio - spesso si trovano sole a coordinare un bricolage assistenziale: all’ente pubblico non chiedono quindi solo erogazioni monetarie, bensì accompagnamento e monitoraggio, informazioni e servizi.

Vanno date quindi concrete risposte ai bisogni ancora non coperti dall’offerta pubblica degli anziani fragili, che si trovano in una delicata fase di passaggio alla non autosufficienza, come emerso dal confronto finale del convegno. “Intervenire sulle fragilità e agire sulla prevenzione è efficiente perché significa investire risorse pienamente recuperabili che permettono di abbattere i costi futuri dell’intervento su situazioni di gravità. La chiave, anche in quest’ottica, è comunque puntare sulla creazione di solide reti di soggetti specializzati”, ha concluso il presidente di Euricse Carlo Borzaga.

Secondo Renzo Dori, Presidente della Consulta provinciale per la Salute, il modello trentino, incentrato sul ruolo delle RSA e dell’ospedalizzazione dell’assistenza, va superato. Dori, portando alcuni esempio di assistenza alla famiglia e di cura domiciliare dell’anziano, ha auspicato un cambio di paradigma assistenziale incentrato sul modello di welfare comunity/generativo.

Secondo Claudio Mazzurana, di Acli anziani Con.s.a.t. (Consulenze Servizi Anziani Trentini) va proposta un’impostazione delle politiche sociali rivolte all’anziano in senso sussidiario e partecipativo che evitino sia le metodologie calate dall’alto da parte della politica, sia quelle di natura meramente assistenziale come nel caso del reddito di cittadinanza.

Maria Antonia Pedrotti, aderente a Fap Acli e consigliere UPIPA, ha ricordato che in Italia ci sono circa 7 milioni di Care-Giver, di cui il 65% è rappresentato dalle donne. A riguardo Pedrotti ha rilanciato l’ipotesi di una legge per il riconoscimento e l’affiancamento di queste figure del sociale.

Nella ricerca, ha ribadito Pedrotti, Euricse sono stati evidenziati molti progetti interessanti sparsi in Italia , molti anche in Trentino. Un esempio è l’Oss itinerante, tale figura ha il compito di far visita all’anziano, al suo domicilio per ascoltare le loro esigenze , dirottare specifici servizi degli anziani. Questa figura potrebbe essere molto importante nelle Comunità di Valle, dove già esiste una APSP e quindi figure Oss  già presenti. Nelle nostre Comunità dove è forte lo spirito del volontariato troviamo molte associazioni, alcune in collaborazione con l’Ente Pubblico quali il Telefono Argento, gruppi parrocchie e molte altre, le quali necessitano di una messa in rete comune, tale da costruire una mappatura dei bisogni degli anziani per poter dar seguito ad iniziative forti e coese, tali da non disperdere tutti questi preziosi rivoli di generosità.

Altro contributo importante può essere dato dai Circoli Anziani sparsi sul territorio del Trentino, la loro presenza e funzione è indispensabile, ma sarebbe auspicabile che il Circolo rivolgesse il proprio sguardo non solo agli anziani sani ed autosufficienti che frequentano il Circolo, ma a tutte quelle persone fragili, anziani non autosufficienti , tali da diventare Sentinelle di comunità, sentinelle che ascoltano, intercettano e segnalano alla famiglia e a tutte le strutture sociali.

Da questa ricerca, l’Ente Pubblico in primis e tutti gli altri attori coinvolti a vario titolo, compreso ognuno di noi, possano ricavare spunti, suggerimenti, progetti , soluzioni per migliorare i servizi domiciliari agli anziani.

Secondo Bruna Bagozzi, geriatra e membro del Comitato Provinciale della Fap, per garantire adeguati servizi domiciliari è necessaria un’equipe multidisciplinare con dotazione organica correlata al fabbisogno assistenziale con “Case Manager” con formazione continua (basata su ECM cioè “Educazione”continua in medicina”), con addestramento specifico degli operatori (ricordiamo le linee guida ormai universali, ma in continuo aggiornamento). Le figure professionali coinvolte possono essere: il medico di base, specialista, infermiere professionale, OSS, operatore del trasporto infermi, laboratorista, fisiatra, fisioterapista, assistente sociale, che tra l’altro rileverà anche i problemi economici, psicologici.

Ufficio stampa - FAP ACLI – FEDERAZIONE ANZIANI E PENSIONATI ACLI

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